Se è vero che l'arte è un antidestino e che è il luogo della perfetta libertà, bisogna riconoscere ad alcuni personaggi che popolano questo magico mondo di aver voluto vivere fino in fondo l'utopia delle proprie idee senza mai piegarle ad un precostituito conformismo senza speranza. Uno di questi personaggi è Nardo Dunchi, un carrarese figlio di una razza resa dura dagli stenti e ribelle per spirito di sopravvivenza. Quando si è giovani è quasi naturale pensare di cambiare le cose del mondo, di modo che superata quella fase della vita, dato affondo a tutte le energie e le speranze, spesso è altrettanto naturale vivere una vecchiaia con l'occhio volto a ponente. Dunchi sembra contraddire questa regola un po' "biologica", un po' spirituale, perché l'età di ottantaquattro anni dedica il suo impegno, le sue energie, il suo slancio al tentativo di cambiare il mondo di renderlo più libero, più umano e - come si dice oggi - più vivibile.